Alcuni genitori separati e rifiutati dai figli mettono in atto delle re-azioni talvolta inappropriate che avrebbero l’obiettivo di ristabilire un contatto con il figlio, ma il risultato può essere disastroso.

#1 – Rimproverare il figlio

In queste situazioni così complesse e delicate, il genitore rifiutato dovrebbe evitare di rimproverare il figlio, anche se quest’ultimo lo insulta e lo schernisce. So che è difficile, ma rimproverare il figlio potrebbe significare, implicitamente, dargli conferma delle sue distorte convinzioni nei confronti del genitore “cattivo”. Mi riferisco, soprattutto, agli incontri peritali congiunti in cui il CTU programma il colloquio figlio-genitore rifiutato.

Accogliere e contenere i comportamenti scomposti del figlio unitamente ad eventuali improperi è la migliore strategia per avvicinarsi.

Nel dubbio, meglio rimanere in silenzio che non significa subire, ma ascoltare attivamente ciò che il figlio vuole comunicare, seppur in modo disfunzionale.

#2 – Parlare di alienazione parentale

Alcuni genitori rifiutati parlano di alienazione parentale con i figli “tu sei affetto da PAS”, “tuo padre/tua madre ti ha manipolato” oppure nei colloqui di CTU dimostrano la loro brillante preparazione in tema di AP.

Prima di tutto, il figlio non è affetto da nulla, l’AP non è una malattia/sindrome. Secondariamente, il genitore che parla di AP e, in generale, di questioni giuridiche/psicologiche è colui che molto probabilmente non riesce a relazionarsi adeguatamente con il figlio e sposta il livello su altro: “parlo di mio figlio, ma non parlo con mio figlio”.

#3 – Se mi faccio aiutare da uno psicologo, vuol dire che sono pazzo

Questo è uno dei luoghi comuni più diffusi: credere che ricevere un supporto psicologico possa significare soffrire di un non meglio precisato disturbo mentale.
In realtà, queste situazioni di contenzioso presso i Tribunali sono molto pesanti e stressanti, soprattutto se il figlio rifiuta di incontrare uno dei due genitori. E’ possibile farsi difendere dal migliore avvocato, ma innanzi al figlio si è soli e se non si è preparati il rischio è mettere in atto comportamenti inadeguati e scomposti. Rabbia e frustrazione possono compromettere le risorse del genitore separato.

Il sostegno psicologico (offerto da uno psicologo naturalmente) può rappresentare un ottimo contenitore in cui potenziare le risorse e ristrutturare i limiti relativi alle competenze genitoriali.

#4 – Concentrarsi sull’ex

Questa è una delle trappole mentali che si verificano costantemente. Uno dei due genitori, non avendo elaborato il lutto della separazione, continua ad esprimere rabbia nei confronti dell’ex partner.
Rabbia che porta il genitore a non concentrarsi sul figlio, ma sull’altro genitore.

#5 – Mio figlio sicuramente avrà capito la situazione

Molti genitori non parlano con i propri figli o, meglio, credono di parlare con loro.
Tanti genitori separati narrano di non aver parlato con i propri figli nel momento della separazione: “mio figlio sicuramente avrà capito”.

Cosa avrà capito? Ciò che un bambino alla sua età è in grado di comprendere che, molto probabilmente, non corrisponde alle aspettative del genitore.

Bisogna parlare sempre con i propri figli, soprattutto nei momenti più critici e difficili come può essere una separazione.

Suggerimenti pratici sono presenti in questo libro di recente uscita (marzo 2021).

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