“Mio figlio non mi risponde al telefono, è colpa del mio ex/della mia ex”.

Quanti genitori separati si lamentano del fatto che il figlio non risponde al telefono oppure, se lo fa, la conversazione dura pochi minuti (in alcuni casi, pochi secondi).
Si tende ad attribuire la responsabilità all’altro genitore, reo di ostacolare il rapporto tra figlio e genitore non convivente.
Spesso questa situazione viene denunciata nei Tribunali, riportandola negli atti difensivi delle cause di separazione.

Tuttavia, il genitore ha sempre la possibilità di diventare soggetto attivo, promotore di cambiamento. E’ chiaro che non vi è certezza di un riscontro positivo, ma l’alternativa è stare fermi o reiterare con le medesime azioni circolari inconcludenti?

#1 – Qual è il mio contributo diretto/indiretto?

E’ il passo più difficile da compiere: mettersi in discussione. Attribuire le responsabilità sempre agli altri (ex partner e figlio) è molto facile, ma probabilmente non produce i risultati sperati.

Potresti modificare qualcosa, anche un piccolo dettaglio, del tuo comportamento che potrebbe sbloccare o migliorare leggermente la situazione?
Ad esempio, hai provato a pensare che forse il modo in cui ti poni suscita alcune reazioni oppositive in tuo figlio?

#2 – E’ sempre colpa dell’ex partner?

Il tuo partner/la tua partner può contribuire significativamente ad ostacolare il rapporto tra te e tuo figlio, magari impedendogli di avere contatti telefonici costanti con te. Tuttavia, il comportamento del tuo partner/della tua partner non è il problema, ma la soluzione: sai già che il genitore convivente con tuo figlio non fa nulla o quasi nulla per favorire il rapporto del figlio con te.

E allora non è possibile lamentarsi e rimanere concentrati sulle azioni di contrasto che compie il tuo ex/la tua ex: sono necessarie nuove visioni, nuove prospettive, cambiamenti reali.

Ad esempio, prova a non essere insistente con tuo figlio. Se ha una particolare età (circa dai 10 anni in su) non è possibile relazionarsi con lui attraverso una modalità che potrebbe diventare simmetrica.

#3 – Tuo figlio non ce l’ha con te

Una delle trappole mentali più diffuse e pericolose è ritenere che tuo figlio ce l’abbia con te se non risponde al telefono.

Non è così.

Tuo figlio  non ha fatto altro che scegliere il genitore percepito più forte. Non il più forte, ma quello percepito come più forte. Per una mera questione di sopravvivenza psicologica. Come ben sai, la separazione genitoriale può corrispondere ad un terremoto emotivo in alcuni figli per cui, come meccanismo di difesa, si tende ad “aggrapparsi” a ciò che dà più sicurezza.

#4 – Mio figlio mi insulta al telefono

Ti insulta? Beh, pensa se non rispondesse al telefono. Meglio gli insulti, che l’indifferenza. Gli insulti sono una forma di comunicazione, seppur disfunzionale (e maleducata). Se risponde al telefono per insultarti vuol dire che ha il bisogno di farti sapere che ti disprezza. Ma non rimanere concentrato sul disprezzo, ma sul bisogno di fartelo sapere: vuol dire che il rapporto è recuperabile.

#5 – Basta, non gli telefono più

La rassegnazione, in questi casi, incombe impietosa. Tuttavia, non bisogna mai perdersi d’animo. Tra l’altro se questa fosse una strategia per farti compatire da tuo figlio, sarebbe una strategia fallimentare: il genitore rassegnato è percepito come debole e distante.

Prima di rassegnarsi è necessario porsi questa domanda: ho fatto davvero tutto il possibile per cambiare la situazione? Tutto il possibile, non significa “ho provato sempre con le stesse modalità a cambiare la situazione”.

Suggerimenti pratici sono presenti in questo libro di recente uscita (marzo 2021).

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