REFARE - Reconnecting Family Relationships Program

Trattamento psicologico dell'Alienazione Parentale

TRATTAMENTO PSICOLOGICO DELL’ALIENAZIONE PARENTALE

REFARE – Reconnecting Family Relationships Program

Premessa

Il REFARE Program è un trattamento sanitario di natura psicologica costruito ad hoc per i casi di Alienazione Parentale sviluppata all’interno dei contenziosi civili per la custodia dei figli.
Con il termine “alienazione parentale” facciamo riferimento a due significati.

Quello giuridico:
richiama la prima parte dell’art. 337-ter Codice Civile:
Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Potremmo definire l’Alienazione Parentale come la violazione, da parte di un genitore, del diritto del figlio di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Quello psicologico:
L’alienazione parentale rappresenta l’impossibilità di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo tra genitore e figlio principalmente a causa dei comportamenti devianti dell’altro genitore incube. Tali comportamenti tendono a svalorizzare le capacità di comprensione e decisione del figlio fino a provocare un vero e proprio rifiuto di quest’ultimo nei confronti del genitore succube il quale rivestirà un ruolo sempre più passivo e marginale. Il processo psicologico dell’alienazione parentale determina nel figlio vittima, in relazione alla sua età e alla sua capacità di discernimento, una coartazione della sua volontà e rappresenta un pregiudizio per la sua salute psicofisica con conseguente violazione della sua dignità (Marco Pingitore, in press).

Attualmente in Italia questo genere di casi viene affrontato lasciando ampio spazio a confusione e incertezza, a partire dai provvedimenti giudiziali.
Successivamente, il buio più totale. Il post-provvedimento è una vera incognita: non si sa chi deve fare e cosa e chi deve essere coinvolto e in che modo.
Un esempio su tutti: gli incontri protetti. Già la definizione è vaga e non rinvia ad un intervento (di che natura?) strutturato e ben definito.
Il risultato, purtroppo, è produrre, involontariamente e inesorabilmente, soluzioni fallimentari che formano ulteriori problemi.
Escludendo rare eccezioni, in Italia innanzi a casi di Alienazione Parentale nessuno sa cosa deve fare.
Plus ça change plus c’est la meme chose.
Solitamente, la promozione del cambiamento (in termini di crescita e sviluppo) è la deviazione dalla norma.
Se la norma, nel corso degli ultimi anni, è stata compiere i medesimi tentativi commettendo gli stessi errori, proviamo a muoverci in direzione opposta, ad esempio, prevedendo delle chiare e definite pre-condizioni per la presa in carico di questi casi.

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Pre-condizioni

Solitamente l’inefficacia degli interventi nei casi di Alienazione Parentale nasce da provvedimenti giudiziali troppo incerti e privi di una chiara finalità. Ad esempio, si dispongono improbabili psicoterapie ai genitori, si nomina la misteriosa figura del Coordinatore Genitoriale, si dispongono gli “incontri protetti” lasciando “collocato” (che brutto termine!) il figlio presso la casa del genitore dominante. Chi più ne ha, più ne disponga. Generalmente, la confusione dei provvedimenti giudiziali riprende quella delle conclusioni della Consulenza Tecnica di Ufficio.
Alla luce di queste criticità, il programma REFARE prevede una serie di pre-condizioni, secondo noi utili e necessarie per avviare il trattamento psicologico.

Eccole:

  • Contenzioso civile concluso – Per poter iniziare il trattamento, il contenzioso civile deve essere concluso e il Tribunale aver emesso il provvedimento. Non devono essere presenti pendenze penali a carico del genitore affidatario e, in ogni caso, il genitore affidatario non deve aver subito condanne penali per reati commessi contro il figlio.
  • Provvedimento – Il provvedimento deve prevedere l’affidamento super-esclusivo al genitore rifiutato e l’allontanamento del figlio dall’abitazione del genitore dominante. Per affidamento super-esclusivo (ex art. 337-quater Codice Civile) si intende che anche per le questioni di maggiore interesse del figlio (salute, educazione e istruzione) le decisioni spettino al genitore affidatario.
  • Consenso informato – Rappresenta il fulcro teorico dell’intero trattamento. Lo deve prestare il genitore, mentre per quanto riguarda il figlio abbiamo bisogno di tener conto della sua volontà in relazione alla sua età e al suo grado di maturità. Generalmente, il figlio ha il diritto di essere informato sulla metodologia del trattamento e sulle sue finalità e deve essere coinvolto in ogni fase del processo decisionale. Considerato il genere di casi, è pacifico ritenere che la volontà del figlio possa apparire condizionata, quindi non libera. La presunta resistenza del figlio ad intraprendere il trattamento e/o ad incontrare il genitore rifiutato rappresenta l’aspetto principale su cui lavorare. In alcuni casi (in base all’età e al grado di rifiuto del figlio) il Team potrebbe decidere di non avviare il trattamento.
  • Esclusione del genitore dominante – Nella fase iniziale del trattamento, non è previsto il coinvolgimento del genitore irresponsabile (dominante) perché potrebbe continuare ad esercitare la sua pressione psicologica diretta/indiretta sul figlio. Il nodo principale non è escludere a priori il genitore dominante per una sorta di “punizione”, ma strategicamente per tutelare il figlio e, di conseguenza, preservare l’efficacia del trattamento. Verranno valutate caso per caso le richieste di trattamento che portano in seno provvedimenti del Tribunale in cui è previsto il coinvolgimento del genitore dominante.
  • Costi – Il trattamento psicologico REFARE è interamente privato. Non sono previste sovvenzioni statali. Il costo del trattamento è in capo al genitore affidatario.
  • Assenza di conflitto di interessi – Uno dei principali obiettivi del REFARE Program è offrire al figlio, finalmente, un contenitore chiaro e privo di messaggi ambigui. I componenti del Team non devono avere preso parte al contenzioso civile e, se presente, nemmeno a quello penale. Se uno dei membri del Team avesse svolto precedentemente l’incarico di Perito/CTU/CTP, non sarebbe possibile attuare il Programma.

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REFARE Program

Il REFARE – Reconnecting Family Relationships Program è un trattamento sanitario di natura psicologica che si pone l’obiettivo di riequilibrare il rapporto genitore-figlio logorato in seguito all’intervento diretto/indiretto dell’altro genitore durante le fasi della separazione.

Il REFARE si basa principalmente su tre interventi:

  • Supporto psicologico al genitore – “Attento a ciò che desideri perché potresti ottenerlo“. Premessa fondamentale per la riuscita del trattamento. Il genitore rifiutato ha bisogno di supporto psicologico. E’ una sana presunzione ritenere che il genitore rifiutato possa gestire il recupero del rapporto affettivo con il figlio senza supporto tecnico. Spenti i riflettori del Tribunale, non ci sono più l’Avvocato, il CTP, il Giudice, il CTU. Si rimane soli con il figlio che non ha una benché minima intenzione, almeno all’apparenza, di relazionarsi con il “nuovo” genitore. E’ la fase più delicata e complessa perché il genitore si ritrova a dover ricucire le fila di un rapporto in molti casi inesistente. Per questo motivo il programma prevede un supporto psicologico per il genitore, parallelo agli altri due interventi di seguito illustrati. L’obiettivo è individuare le risorse del genitore e potenziarle, comprendendo il motivo per cui proprio lui/lei sia stato alienato dal figlio. Durante il processo di separazione, solitamente, il genitore rifiutato si è mostrato significativamente passivo e accondiscendente, favorendo la possibilità di essere percepito dal figlio come il genitore più debole. Si lavora sull’assertività e sulle paure che, anche a livello latente, il genitore nutre nei confronti del figlio mentre ampio spazio viene dato a ristrutturare la sua modalità comunicativa. Inoltre, vengono affrontate le difficoltà legate agli incontri congiunti con il figlio.
    Il genitore viene preso in carico da uno Psicologo del Team differente da quello che prende in carico il figlio.
  • Supporto psicologico al figlio – E’ il cuore del programma. Il figlio ha bisogno di elaborare importanti vissuti emotivi in seguito al contenzioso civile e al provvedimento del Tribunale. Partiamo dalla premessa che il figlio, molto probabilmente, è stato sottoposto, nel corso degli ultimi anni, a valutazioni all’interno del contenzioso civile: Servizi Sociali, CTU, incontri protetti, ascolto innanzi al Giudice e, in casi non sporadici, anche a valutazioni di un procedimento penale parallelo. Chi abbiamo davanti a noi? Il più delle volte l’Alienazione Parentale produce nel figlio gli effetti della scissione psicologica (splitting). E’ un meccanismo di difesa che se da una parte permette al figlio di sopravvivere alle pressioni interne ed esterne, dall’altra può provocare significativi danni alla sua psiche. La scissione è anche definita in inglese (rende bene l’idea) con il termine “black-and-white thinking”. Gli obiettivi sono orientati a lavorare sulla ristrutturazione dei significati che il figlio ha attribuito alle varie vicissitudini familiari, focalizzando l’attenzione clinica sulla sua angoscia abbandonica, sull’assenza di ambivalenza, sulla sfiducia nei confronti di entrambi i genitori (sì, entrambi!). La tecnica della ristrutturazione non cambia i fatti concreti, ma il significato che il figlio attribuisce alla situazione. E’ un figlio massacrato psicologicamente, utilizzato in una faida familiare e giudiziaria. Sono necessarie pazienza e determinazione da parte dei componenti del Team e, soprattutto, del genitore.
    Il figlio viene preso in carico da uno Psicologo del Team differente da quello che prende in carico il genitore.
  • Incontri congiunti – Sono svolti contemporaneamente al supporto psicologico individuale genitore-figlio e servono per iniziare a riallacciare praticamente la relazione. Sono condotti dai due medesimi Psicologi che hanno in carico genitore e figlio. Durante gli incontri è possibile che genitore e figlio si confrontino e si scontrino con esplosioni di rabbia e pianti. Nella maggior parte dei casi il figlio scopre di avere un “altro” genitore, quest’ultimo di non aver perso definitivamente il figlio. Emozioni forti che vanno contenute ed elaborate: anche per questo è previsto il supporto psicologico individuale per entrambi. In alcuni casi, genitore e figlio, nonostante gli anni di latenza, scoprono di avere tante cose in comune, anzi di essere molto simili. Un gioco di specchi a cui, inizialmente, il figlio si sottrae, successivamente lo accetta perché, semplicemente, inizia ad accettare se stesso, riconoscendo le proprie emozioni. Entrambi vengono coinvolti dal Team anche in giochi di ruolo in cui tutto ciò che emerge durante gli incontri, incluse le emozioni degli Psicologi, viene utilizzato per fornire al genitore e al figlio una restituzione. Infatti, i due Psicologi svolgono un ruolo attivo durante gli incontri congiunti, contenendo e stimolando genitore e figlio.

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Domande e Risposte (FAQ)

Costantemente aggiornate.

Cos’è il REFARE Program? 2018-04-17T09:13:33+00:00

Il REFARE – Reconnecting Family Relationships Program è un trattamento sanitario di natura psicologica, sviluppato ad hoc per i casi di Alienazione Parentale, che si pone l’obiettivo di riequilibrare la relazione tra genitore rifiutato e figlio, in seguito ad un contenzioso civile di separazione coniugale. Il REFARE Program trova spazio solo ed esclusivamente nel post-provvedimento del Tribunale, per cui siamo in ambito esclusivamente clinico e non giudiziario.

E’ un trattamento privato o pubblico? 2018-04-14T09:26:29+00:00

E’ un trattamento sanitario interamente privato. Non sono previste sovvenzioni statali o da enti privati.

Quanto costa il trattamento? 2018-04-17T20:59:06+00:00

Ogni caso è peculiare per cui non si può prevedere un costo generico. In ogni caso, successivamente all’invio della richiesta, esaminato il provvedimento del Tribunale, effettuato un primo colloquio con il genitore, verrà preparato un preventivo.

In ogni caso, il costo del Programma è in capo al genitore affidatario.

La spesa del trattamento è detraibile? 2018-04-14T09:42:08+00:00

Sì, è una prestazione sanitaria.

E’ possibile richiedere il REFARE durante le fasi della separazione? 2018-04-14T09:47:01+00:00

No, lavoriamo solo post-provvedimento del Tribunale. Anche perché durante le fasi della separazione verrebbe sicuramente coinvolto il genitore alienante con il rischio di far fallire il trattamento.

E’ possibile richiedere il REFARE a contenzioso civile chiuso, ma con una pendenza penale? 2018-04-15T09:06:34+00:00

No, il programma è dedicato esclusivamente al genitore rifiutato che non ha subito condanne penali (reati contro il figlio). Sinteticamente, non è possibile prendere in considerazione la richiesta del genitore alienato in seguito al contenzioso civile chiuso, ma con il processo penale ancora in corso nelle ipotesi di reato contro il figlio (ex artt. 609-bis c.p., 572 c.p. et similia).

Come mai una pre-condizione è l’affidamento super esclusivo al genitore rifiutato? 2018-04-15T09:07:23+00:00

Perché è la tipologia ideale di affidamento nei casi di Alienazione Parentale. Se il Tribunale dovesse prevedere il coinvolgimento del genitore dominante (affidamento condiviso/esclusivo), questi avrebbe la possibilità di continuare ad esercitare pressioni psicologiche sul figlio, tali da provocare ulteriori danni alla sua salute. Qui è spiegato cos’è l’affidamento super esclusivo.

Come mai si esclude il genitore dominante dal Programma? 2018-04-17T20:57:10+00:00

Prima di tutto per tutelare il figlio. Il genitore dominante usa la relazione simbiotica con il figlio per bisogni personali. Al contrario di ciò che si possa pensare, il rapporto tra genitore dominante e figlio non è autentico, ma strumentale. Il figlio va allontanato dalla fonte di disagio. Il REFARE non prevede teoricamente il coinvolgimento del genitore dominante. Tuttavia, previa attenta valutazione dei pro e contro, è possibile prendere in considerazione le richieste di casi i cui provvedimenti del Tribunale non limitano/escludono il genitore dominante.
L’esclusione del genitore dominante non è da considerarsi come una sorta di “punizione”, anche perché se continua con le sue condotte devianti si autoesclude dalla vita del figlio, è solo una questione di tempo.
Questa pre-condizione ha l’obiettivo di preservare l’efficacia del Programma perché il genitore dominante non ha la minima motivazione al cambiamento. Inoltre, escludere il genitore dominante dalle prime fasi del Programma lancerebbe un messaggio, finalmente chiaro e deciso, al figlio. Negli anni il figlio ha ricevuto messaggi ambigui e dissonanti da parte di genitori, familiari e operatori della Giustizia. Il Programma rappresenta una nuova fase in cui si mettono in primo piano i bisogni del figlio, attraverso una presa in carico totale in cui viene coinvolto (in base all’età) nell’intero processo decisionale del Programma. Prevedere il coinvolgimento del genitore dominante significherebbe continuare a trasmettere messaggi ambigui al figlio che non gli permetterebbe di  comprendere (giustamente) il senso del trattamento: da una parte mi allontanate dal genitore che avete valutato irresponsabile, dall’altra mi permettete di continuare a frequentarlo: che volete che faccia?
Un bambino ha un punto di vista completamente differente da quello degli adulti.
Ultima criticità se si volesse coinvolgere il genitore dominante: quest’ultimo continuerebbe ad esercitare pressioni psicologiche sul figlio attraverso frasi del tipo “ci hanno allontanati, ma torneremo insieme“, “mi racccomando, non tradirmi, torneremo a vivere insieme“, “i tuoi compagni di scuola chiedono di te…“. Un comportamento irresponsabile che metterebbe in crisi, prima di tutto, il bambino (“prima o poi torno da lui/lei“) e, successivamente, l’intero trattamento.

Quali sono i provvedimenti che dovrebbe emettere un Tribunale? 2018-04-15T08:59:44+00:00

Iniziamo da una premessa fondamentale: il Tribunale dovrebbe emettere provvedimenti giudiziali senza prevedere trattamenti sanitari in capo ai genitori.
In sintesi, il Tribunale si dovrebbe occupare solo dell’affidamento e della modalità di frequentazione padre-madre-figlio.
Ad esempio, nei casi di Alienazione Parentale, disporre un affidamento super esclusivo al genitore rifiutato, prevedendo i famigerati “incontri protetti” tra figlio e genitore dominante appare un paradosso.
Se il figlio viene affidato in modalità super esclusiva ad un genitore, sarà quest’ultimo ad interessarsi della Salute del figlio e di come dovrà gestire i rapporti con l’ex partner. Inoltre, l’intervento degli “incontri protetti” tra figlio e genitore è di tipo sanitario (non si ravvisano altre tipologie) per cui serve un valido e libero consenso informato del genitore ai sensi dell’art. 32 della Costituzione.

Ogni caso è a sé, ma in generale l’Alienazione Parentale si contrasta con provvedimenti giudiziali forti e decisi, nello specifico:

– affidamento super esclusivo al genitore rifiutato (se ritenuto idoneo, naturalmente);
– allontanamento del figlio dal genitore dominante e dal suo ambiente;
– esclusione temporanea del genitore dominante dalla vita del figlio.

Provvedimenti alternativi possono risultare fallimentari e generare problemi che prima non erano presenti, pregiudicando ulteriormente la salute psicofisica del figlio.
Il Tribunale deve evitare di far rimanere il figlio nell’incastro psicologico del plus ça change plus c’est la meme chose.

Sarebbe possibile richiedere il Programma nel caso in cui un componente del Team fosse stato CTU/CTP nel procedimento civile? 2018-04-15T08:57:19+00:00

No, non è possibile. Non deve essere presente alcun conflitto di interessi (ex art. 26 Codice Deontologico Psicologi) nel Programma.
Se uno dei componenti del Team è stato CTU/CTP nel procedimento civile, non è possibile attuare il Programma.
I componenti del Team non devono aver avuto nessun ruolo diretto nel procedimento civile e, in caso, nemmeno in quello penale in cui sono stati coinvolti il figlio e i genitori.

In sintesi:

– se fosse stata espletata una Perizia/CTU presso la sede del Programma, in nessun caso sarebbe possibile avviare il trattamento;
– se uno dei componenti del Team avesse svolto, precedentemente, l’incarico di Perito/CTU/CTP, si prenderebbe in considerazione l’eventualità di sostituirlo con un altro membro. Se ciò non fosse possibile, il Programma non potrebbe partire.

E’ possibile che il Tribunale disponga nel provvedimento il REFARE Program? 2018-04-14T14:47:10+00:00

Tutto è possibile, ma il committente del Programma è il genitore affidatario: è lui che sottoscrive il contratto con noi.

Chi può fare richiesta al Programma? 2018-04-14T14:53:20+00:00

Solo il genitore affidatario. Non è consentito ad Avvocati, ex CTP, Servizi Sociali, Consultori di effettuare la richiesta per conto terzi. Il REFARE Program è una prestazione sanitaria che, come le altre, sottostà al Segreto Professionale.

Gli incontri del Programma veranno videoregistrati? 2018-04-15T08:54:18+00:00

Sì, tutti gli incontri del REFARE Program verranno interamente videoregistrati. Se il genitore non dovesse accettare questa condizione, non sarebbe possibile attuare il Programma.
Le copie delle videoregistrazioni, in caso di richiesta, possono essere consegnate solo al genitore committente al termine del Programma.

E’ possibile richiedere una relazione al termine del Programma? 2018-04-14T15:00:26+00:00

Sì, come ogni prestazione sanitaria. La relazione viene consegnata s.p.m. al genitore. Il Team non può inviare/consegnare la relazione a soggetti terzi.

Quanto dura il REFARE Program? 2018-04-15T08:51:47+00:00

Naturalmente dipende da vari fattori, ma generalmente prevediamo una durata in media di sei mesi. Il trattamento deve avere una durata limitata nel tempo con obiettivi chiari e co-costruiti insieme al genitore e, se possibile, al figlio.
Se il Programma non dovesse procurare alcun risultato atteso, il Team potrebbe prendere in considerazione l’interruzione della prestazione (Art. 27 Codice Deontologico Psicologi).

Esistono delle pubblicazioni sul REFARE Program? 2018-04-14T15:11:50+00:00

A brevissimo.. 😉

Possono essere coinvolti nonni e altri familiari nel Programma? 2018-04-14T15:16:45+00:00

Sì, possono essere coinvolti i familiari del genitore affidatario nel Programma. Il Team deciderà in quale momento interssarli.

Se i figli sono due o più? 2018-04-15T08:45:58+00:00

Quando è presente più di un figlio nel nucleo familiare coinvolto nelle dinamiche relazionali dell’Alienazione Parentale bisogna individuare chi di loro ha sviluppato maggiormente un rapporto simbiotico con il genitore dominante. Naturalmente tutti i figli verranno coinvolti nel trattamento, ma è necessario valutare su chi concentrare maggiormente l’attenzione clinica. Coloro che non mostrano un significativo grado di rifiuto possono essere di supporto, diretto/indiretto, a chi invece appare più soccombente.

Se il provvedimento del Tribunale ha disposto il trasferimento temporaneo del figlio in struttura protetta? 2018-04-15T08:44:55+00:00

Il Programma è ugualmente attuabile. I componenti del Team non possono effettuare operazioni esterne di accompagnamento/prelevamento del figlio da e per la struttura protetta.

Il Programma prevede interventi in esterna? 2018-04-14T15:30:28+00:00

Se per “interventi in esterna” si intende incontri, ad esempio, in parchi o centri commerciali, no, non sono previsti. Il Programma si svolge solo ed esclusivamente all’interno dello studio.

Il Tribunale ha disposto affidamento super esclusivo e incontri congiunti con l’altro genitore, come si procede? 2018-04-17T21:09:28+00:00

Previa attenta valutazione del caso e se la richiesta venisse accolta, si procederebbe come da Programma. Il Team potrebbe farsi carico degli incontri congiunti tra figlio e genitore non affidatario il quale si farebbe carico della corresponsione dell’onorario di questa prestazione.

In sintesi:
– Programma (parcella in capo al genitore affidatario);
– incontri congiunti tra genitore non affidatario e figlio (parcella in capo al genitore non affidatario).

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2018-04-26T07:20:58+00:00